Hatha Yoga

Il significato  HA e THA indica il modo di mantenere o di ristabilire l’equilibrio tra le due forze, l’attività e il riposo.

Le prime due sillabe ricordano inoltre, per il loro significato, l’agopuntura cinese, in cui sono presenti gli elementi Yang positivo e Yin negativo, che condizionano la salute o la malattia,
Come abbiamo detto, l’hatha yoga si articola sulla base del quarto stadio tradizionale, vale a dire la respirazione.
Il funzionamento armonico di quel “cardine” che è la respirazione dipende dalle posizioni fisiche assunte. Se i polmoni sono compressi da una schiena curva o schiacciati da un petto incavato non possono svolgere la loro funzione di mantice che alimenta la fiamma della vitalità.
Bisogna dunque dar loro spazio di cui hanno bisogno, raddrizzando e rendendo più elastica la colonna vertebrale: questo appunto è lo scopo delle posizioni (terzo stadio).
Le posizioni obbediscono al gioco della distensione che accompagna tutte le tensioni (quinto stadio), riequilibrandole.
Per raggiungere queste fasi, è però necessario essere seriamente intenzionati a correggersi, a rispettare insomma certi precetti (primo stadio). Saremo allora aiutati dall’osservanza di principi particolari riguardanti il secondo stadio.
Ecco, dunque anche se in un ordine diverso, i primi cinque gradini che conducono allo yoga.
Questi cinque stadi rappresentano quelli che chiameremo gli aspetti esteriori del lavoro da compiere su noi stessi.
Gli ultimi tre costituiscono gli aspetti interiori, che per lo più vengono trascurati dalla maggior parte dei cultori occidentali dello yoga, mentre altri, al contrario, li sopravvalutano ritenendoli più affascinanti e più promettenti, senza che per questo risultino più facili.
Le parole meditazione, concentrazione, contemplazione, che corrispondono a dharana (sesto stadio), dhyana (settimo stadio) e samadhi  (ottavo stadio), attirano e respingono a seconda delle nostre tendenze.
E’ necessario dunque fornire su di esse talune spiegazioni, in modo da rendere accessibili a quanti le rifiutano.
Samadhi che corrisponde all’ottavo stadio, rappresenta la fase d’estasi finale, che anche gli yogi hanno solo una remota possibilità di raggiungere.
Non è tuttavia impossibile giungere ad uno stadio minore d’intuizione, a condizione di proseguire seguendo il cammino indicato.
Il sesto stadio, o dharana, richiede invece, nella sua fase preliminare, solo di prestare attenzione a ciò che facciamo.

Infine, il settimo stadio, o dhyana, ci consente anzitutto di sostituire le nostre idee di distruzione, di scoraggiamento, di dubbio e così via, con suggerimenti di speranza e di forza.
Tuttavia i problemi che ci spingono a seguire almeno in parte, la via tracciata dai saggi sono gli stessi di un eremita.
Tutti noi, a meno di non godere di un particolare stato di grazia, siamo costretti a fare i conti con il nostro corpo e le nostre tendenze e dunque dobbiamo anche liberarci da ogni impaccio fisico e psichico.
Arrivati a questo punto, inizieremo a  beneficiare di un maggior dinamismo, di una vita funzionale più armonica, di una maggiore resistenza alle malattie e alle preoccupazioni. Tuttavia, considereremo la possibilità di andare più lontano.
Dovremo compiere uno sforzo notevole per vincere la naturale apatia che tende a frenarci con pretesti apparentemente validi quali la mancanza di tempo e altre scuse simili.
E’ chiaro anche che dovrete sottrarre al sonno qualche prezioso momento della vostra giornata, ma da questo piccolo sacrificio ricaverete il vantaggio non soltanto di sentirvi meglio ma anche di vivere meglio.
Per convincervi ancora, osservatevi per un momento.
Supponiamo che in questo momento siate seduti su di una sedia.
Se la posizione del vostro corpo è giusta, senza sforzo o fatica, in posizione retta e confortevolmente rilassati, siete in “asana” o terzo stadio.
Se a vostra respirazione è calma, ampia, ben localizzata, state praticando “pranayama”, (quarto stadio), o ricarica mediante il controllo dell’energia fornita dal respiro.
Se nessuna contrazione superflua vi turba, ossia se i muscoli del viso, della schiena, delle braccia, delle gambe non si contraggono più del necessario, siete nel “ quinto stadio o pratyahara”.
Se i tanto in tanto controllate questi punti del vostro corpo o state semplicemente attenti a ciò che fate e sentite, ebbene questo è il “sesto stadio o dharana”.
Se scacciate tutti i pensieri deprimenti, tutte le emozioni negative, avrete il “settimo grado o dhyana".

Se vi concentrate , raccogliendovi su quello che state facendo, proverete una sensazione di calma e di forza interiore e starete compiendo i primi passi verso “l’ottavo stadio o samadhi”.

Se al mattino osservate le vostre abituali norma igieniche e vi alimentate in modo sano senza eccedere né ponendovi drastiche restrizioni, avrete il “secondo stadio o niyama”
E, se infine, per tutto il giorno avete seguito o cercato di rispettare una personale condotta morale, avrete posto in pratica “il primo stadio o yama”.
Abbiamo appena accennato alcuni esempi che vi hanno dimostrato come sia possibile trovarsi a proprio agio nella pratica degli otto stadi.
E’ però molto probabile che in parecchie circostanze, dobbiate constatare l’assenza di questo o quello stadio.
Dl momento che tutto rientra nell’ordine, seguiamo passo dopo passo la via tracciata dai saggi ed impariamo con pazienza la legge del giusto equilibrio, del giusto sforzo, che l’hatha yoga ci insegna.

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